giorni senza lavoro: 118

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dicembre 7, 2012 di adelita30

A volte va meglio, a volte è dura..come oggi.

118 giorni son tanti. Se ti guardi indietro, ti sembra che alla fine non sia passato troppo tempo da quando ti sei chiusa quella porta alle spalle e invece poi, guardi avanti e ti rendi conto che siamo già alla fine dell’anno e sei ancora qui a mandare un curriculum all’azienda anonima di bulloni, di cui fino alla scorsa settimana negavi anche l’esistenza….perché sai, cercano persone che sappiano le lingue..

Sono passati 5 mesi, l’estate è finita, l’abbronzatura da muratore che hai preso in Ungheria se n’è andata, ti sei anche tagliata i capelli, pensando che saresti assomigliata a Mia Farrow o a Jane Seberg, eppure sei sempre qui che mandi cv, con ancora sul tavolo i resti del tuo pranzo odierno..e sono già le 18:30

Che cosa è successo allora in questi famigerati 118 giorni?
Proviamo a fare un bilancio:

  • Oltre 350 curricula spediti alle più svariate aziende, tra cui qualcuna che nel frattempo avrà chiuso anche i battenti.
  • A grandi linee, un centinaio di risposte ad annunci di aziende e maledettissime agenzie per il lavoro.
  • Vecchi contatti, amici, conoscenti, prozie che hanno proposto o suggerito un posto di lavoro.
  • 8 colloqui fatti, di questi: 3 lavori della vita in aziende meravigliose. 2 perdite d i tempo totali, 3 colloqui fuffa con agenzie interinali, infarcite di superlativi del tipo: “sei bravissima, preparatissima, simpaticissima, il tuo curriculum è ricchissimo, la tua preparazione ampissima e vogliamo proporti ad altrettante aziende serissime, che nonostante la crisi stanno vendendo moltissimo e sarebbero magari contentissime di farti un colloquio”
  • RISULTATI: 0, ovo, nisba, nichts, nada…

Chissà cosa mi aspettavo quando mi mettevo il miglior vestito, prendevo la più bella borsa, quando parcheggiavo lontano dal luogo del colloquio perché nessuno capisse dalla mia macchina, che sono solo una poveraccia…

pensavo alla sensazione che avrei provato attraversando quei luoghi, alla ragazza della reception che avrei salutato amichevolmente, mentre parlavo con John da Chicago (nome a caso), con il blackberry all’orecchio e salivo le scale per raggiungere il mio ufficio.

Pensavo “questa è la volta buona Ady, questa volta per il calcolo delle probabilità ti deve andare bene per forza” e invece..

Sono qui con il piatto sporco davanti, sono le 19 e non ho un piano B

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