Gli sciacalli della disoccupazione

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marzo 18, 2013 di adelita30

Ciao a tutti/e!

Vi ricordate il post su gli annunci di lavoro falsi?

Oggi voglio essere meno egocentrica e condividere con voi il primo importantissimo contributo a questo blog.

Ecco la storia di Lucia, 36 anni, ex Marketing Account di un’agenzia di viaggi, ex consulente di viaggio, attualmente semi-disoccupata (fa la cameriera a nero in un bar) e molto arrabbiata che ha accettato di raccontare a 30 anni disoccupata la sua vicenda personale.

Lucia si definisce una ragazza come tante, un bel sorriso e lunghi capelli castani. Ha 36 anni, è salentina e vive a Firenze dal 1996, quando ha iniziato a frequentare la facoltà di Economia.

In questi quasi 17 anni (e non ci crede nemmeno lei quando facciamo il conto) troppo e niente è cambiato nella vita di Lucia.

“Per quello che sono cambiata, credo di averlo fatto in meglio. Non mi vergogno più del giudizio degli altri. Non arrossisco più quando al bar mi chiedono come mai con più di 30 anni e una laurea in economia faccia ancora i turni di 12 ore dietro al bancone”

Per 8 anni Lucia ha convissuto con il suo ragazzo, anche lui salentino, anche lui a Firenze per studiare. Poi la storia è finita, come tante altre che cominciano molto presto e così si è parlato di dividere i beni, di fare valigie in fretta, di trovare nuove stanze, con gente nuova in appartamenti nuovi. Lucia è stata male, ma aveva il suo lavoro, che la appagava e che la rendeva felice.

“Lavoravo in un’agenzia di viaggio di medie dimensioni. Il posto era fantastico: tutti giovani, tutti simpatici. Sono entrata per seguire le vendite, poi i titolari hanno visto che ero piuttosto brava con i cataloghi e la promozione e così hanno deciso di farmi diventare responsabile marketing e comunicazione. Sono stati gli anni più belli della mia vita. Non si parlava di stipendi stellari, ma sentivo che non mi mancava davvero niente”

Tutto nella norma fino al 2011, quando, dopo un periodo lungo di crisi, l’agenzia di Lucia ha deciso di chiudere i battenti.

“E’ stato come quando finisce una storia d’amore lunga e tormentata, che si è trascinata per tanto tempo. Sapevamo che saremmo arrivati alla fine, ma abbiamo lottato fino in fondo per salvarla”.

Dopo, per Lucia solo tanti curricula spediti e molte porte sbattute in faccia. Ha fatto la barista, l’addetta al call center in una banca, ha lavorato in un’agenzia di selezione del personale, fino alla presunta svolta.

“Facevo qualunque tipo di lavoro perché dovevo pagare l’affitto e le bollette, ma non volevo abbandonare il sogno di ritornare a lavorare nel mondo dei viaggi. Ogni sera, quando rincasavo, mi mettevo alla ricerca sui motori internet, nella speranza di trovare quello che volevo. Ed è stato proprio così che mi sono imbattuta in un annuncio per consulenti di viaggio”

Sembra tutto semplice, almeno all’inizio.

“Il lavoro e l’azienda mi sembravano a posto. Ho fatto un primo colloquio con loro e sono rimasta soddisfatta. Mi hanno spiegato tutte le caratteristiche dell’attività. Si trattava di una vera e propria agenzia personale online. Un sito web mio, la possibilità di avere un portafoglio clienti proprio che avrei gestito come e quando volevo, formazione continua da parte dell’azienda, interessanti pacchetti vacanze, per un guadagno netto dai 2.000, ai 2.500 EUR (a sentire il referente che mi ha incontrata)
Nessun mistero che per entrare occorreva un investimento cospicuo: più di 20.000 EUR, ma non l’ho visto come una truffa. Erano costi giustificati dallo sviluppo del proprio sito web, dai gestionali forniti, dall’assistenza fiscale e tributaria, dalla formazione. Certo, avrei dovuto cercarmi i clienti, ma non credevo fosse un problema insormontabile per una che aveva lavorato in questo settore per anni e che conosceva un sacco di persone.
Purtroppo avevo fatto male i conti; avevo proprio sbagliato tutta la valutazione un po’ perché ero disperata e questo lavoro mi sembrava un’àncora di salvezza, un po’ perché avevo sottovalutato i soldi e il tempo che avrei dovuto dedicare alla promozione del mio business in proprio”. 

Fatto sta che dopo l’apertura del sito web e il primo (e unico) corso di formazione, il tour operator si è dimostrato quasi solo un modo per spillare dei soldi a Lucia.

“Un po’ di negligenza nella lettura delle clausole e un contratto al limite della legalità. Avevo pensato di rivolgermi ad un avvocato per avere un parere prima di firmare, ma sarebbero stati ulteriori soldi che non volevo dare e comunque online trovavo solo dei pareri positivi. Ho deciso di fidarmi, ma dopo poco ho capito l’errore irreparabile che avevo fatto. Il sito internet che doveva essere compreso nell’investimento iniziale, sarebbe rimasto online solo per i primi 2 mesi, poi avrei dovuto tirare fuori una nuova quota per trasformarlo a “tempo indeterminato”. Sulla clientela nessun aiuto: dovevo sbrigarmela da sola. Ho venduto i miei primi pacchetti vacanza ad amici e parenti, ma oltre a loro mi sono accorta ben presto che trovare altri clienti era davvero difficile. Il sito non riceveva quasi mai delle visite perché era completamente assente l’attività di promozione e SEO. Qualsiasi mezzo per la pubblicità doveva essere necessariamente sviluppato tramite l’azienda (a pagamento), mentre ricorrere a soluzioni “fai da te” o gestite da terzi poteva farmi incorrere nel blocco dell’attività, nonché nella deduzione di una parte della quota iniziale. 
Quindi, l’unico modo per scovare potenziali clienti era un’attività porta a porta, tante telefonate e viaggi in auto a mio completo carico e non parliamo dei guadagni: al netto delle spese, quello che mi rimaneva in tasca era qualcosa tipo 300 EUR ed ero costretta a lavorare di notte al bar per far quadrare i conti a fine mese. 
Quando ho deciso di chiamare l’azienda per segnalare la difficoltà della vendita delle loro proposte di viaggio, l’unica cosa che hanno saputo dirmi era che non sapevo vendere e con mia grande sorpresa, mi hanno proposto un nuovo corso di formazione a pagamento per superare il problema”.

Dopo 1 anno di tentativi, con il dubbio sempre più fondato di aver preso una fregatura, Lucia ha deciso di contattare un avvocato e abbandonare il lavoro di consulente vacanze. Attualmente sta lottando per riavere parte dell’investimento iniziale, ma i tempi si preannunciano molto lunghi. Il tour operator protagonista della vicenda ha un centinaio di denunce pendenti e purtroppo di fronte alla giustizia italiana rischia ben poco.
Oltretutto, per liberarsi da qualunque altro problema giudiziario, la sede dell’azienda è stata recentemente spostata all’estero e questo rende ancora più complicato e improbabile l’happy end per questa storia.

“Tanti mi hanno dato della stupida e mi hanno accusato di essere la sola responsabile del mio insuccesso. Da una parte devo dargli ragione, perché sono stata io a firmare quel contratto nonostante non mi convincesse in tutto. Sono stata io a versare la quasi totalità dei miei risparmi a degli sconosciuti, in cambio di una chimera, ma posso avere almeno l’attenuante della situazione? Quando sei disperato e cerchi una via d’uscita al tuo problema, sei pronto a tentarle tutte, anche a buttarti in situazioni di cui avresti probabilmente riso solo un paio di anni prima.
Forse non rivedrò mai i miei soldi e probabilmente non mi perdonerò mai per aver tentato questa strada, ma se c’è una cosa di cui sono sicura è che fuori ci sono delle persone disposte ad approfittarsi delle debolezze e delle paure della gente per fare del profitto.
A chiunque si trovi davanti ad una proposta di lavoro come la mia, dove è necessario un investimento iniziale corposo, posso solo di dire di pensarci bene. Consigliatevi con qualcuno di esperto in materia e ascoltate il parere dei vostri familiari. Cercate di prendere una decisione ponderata e non abbandonatevi alla foga del momento. Non voglio dire che tutte le opportunità per consulenti di viaggio siano delle truffe, ma occorre valutare sempre bene a chi ci si appoggia.
Non per ultimo: soppesate tutti i pro e i contro. Se ritenete che i punti negativi siano più di quelli positivi non buttatevi nel business. Alle volte è molto meglio accontentarsi del poco che si ha, che rischiare di perderlo inseguendo un sogno”…

Lucia ha deciso di mantenere la sua privacy sulla vicenda per evitare possibili problemi legali di varia natura.
Volutamente non sono stati inseriti nome e dati delle parti coinvolte al fine di mantenere riserbo sul procedimento giudiziario

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