Un lavoro che non cambia la vita

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aprile 17, 2014 di adelita30

E’ trascorso un anno dall’ultimo post che ho scritto su questo blog e molte cose sono successe: ho adottato un altro gatto, ho scelto di eliminare carne e pesce dalla mia alimentazione, ho iniziato a praticare Astanga yoga e soprattutto ho trovato un lavoro.

-hai trovato un lavoro; quindi non hai più problemi! ecco perché non scrivi più sul blog…

Non esattamente.

Il nuovo lavoro mi ha tolto dalla vita monotona che conducevo tra e mura domestiche, mi ha dato soldi per comprare e per pagare le bollette, ma non mi ha dato la felicità.

I primi tempi mi sentivo carica, mi sentivo viva; non mi interrogavo su quello che avrei voluto fare davvero. Avevo trovato un lavoro e questo mi bastava. Che non fosse poi coerente con le mie aspirazioni, poco importava

poi è arrivata la presa di coscienza, le domande sul futuro, sul contratto, sul fatto di non riuscire ad emanciparmi da lavori segretariali, la frustrazione, la voglia di fare qualcosa di diverso ma non riuscirvi, la ricerca spasmodica di stimoli, il sentirsi a disagio sul lavoro e totalmente impoveriti come persona

Il lavoro non mi ha cambiato la vita in meglio, mi ha dato solo un modo per provvedere al mio sostentamento.

Sembrerò pazza a parlare di queste cose a persone che non hanno nemmeno un lavoro, ma psicologicamente sono più provata adesso, di quando ero disoccupata.

Aldilà della necessità di campare, quando non hai niente, speri sempre che il lavoro della vita sia sul punto di arrivare; ci speri proprio. Puoi essere depresso quanto vuoi, ma la flebile fiamma della speranza continua ad ardere in te anche nei momenti più bassi.

Quando invece un lavoro ce l’hai, come dire…te lo tieni. Basta sogni, basta speranze: questo è quello che passa il convento, prendere o lasciare

guai a pensare anche solo per errore a qualcosa di diverso.

 

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9 thoughts on “Un lavoro che non cambia la vita

  1. Bia ha detto:

    io sono disoccupata eppure capisco bene quello che dici, perché anche prima che avevo un lavoro mi sentivo intrappolata da un contratto indeterminato (che poi, evidentemente, tanto indeterminato non era).
    Non smettere mai di credere che puoi cambiare, stravolgere o evolvere, me lo ripeto anche io in continuazione… e in bocca al lupo!

  2. Ellen ha detto:

    Caspita come ti capisco! io attualmente non lavoro, ma la sensazione che descrivi mi è nota. Anch’io in passato ho accettato lavori per il solo sostentamento e quando è tanto che cerchi e aspetti sei contentata che finalmente qualcosa sia arrivato, ma poi ti senti così tremendamente svuotata, spenta quasi umiliata perché tutte le tue capacità vengono maltrattate e non trovano la via per esprimersi. Il lavoro dovrebbe rendere fieri, orgogliosi, realizzati. Se ti svilisce e ti umilia che senso ha?
    Hai la mia completa comprensione 🙂

  3. Mark ha detto:

    Ciao Adelita, ho 31 anni, sono ingegnere, ed è la prima volta che mi imbatto in questo blog… mi riconosco in tutto ciò che hai scritto… quando lavoravo il mio lavoro non mi piaceva, adesso lo cerco disperatamente (ma non in Italia). Col mio titolo di studio potrei svolgere tante mansioni, tra le quali una che mi piace, potresti pensare. Beh, però in tutta Europa quello che ti richiedono è esperienza pregressa (è come il serpente che si morde la coda: se vuoi farlo, devi averlo già fatto). Ma per i nostri genitori era la stessa cosa? Io penso che, al di là della crisi economica, sia entrato in crisi il concetto di lavoro… in Italia, poi, non ne parliamo: stimoli zero, decisioni prese senza fornire le motivazioni (e devi accettarle) etc.
    Io sto cercando un’esperienza di lavoro all’estero per rendermi conto se, svolgendo le stesse mansioni, potrei sentirmi più soddisfatto.
    Ciao e in bocca al lupo!

  4. Tommaso ha detto:

    Caspita Adele (o come ti chiami) ti devo fare i complimenti per lo splendido blog che stasera ho trovato quasi per caso. Condivido il 99% delle tue parole, tutte a parte quelle sui figli. Io ho 30 anni, sono sposato e ho 1 figlio di 3 anni. Ti assicuro anche nei momenti in cui sono davvero demoralizzato guardare i suoi occhioni scuri mi da una forza e un’energia da dire (scusatemi le parolacce)”Fanculo tutti, fanculo il governo, fanculo tutti quei vecchi bavosi che ci chiamano bamboccioni a cui auguro di vivere prima o poi almeno un giorno di un trentenne disoccupato di oggi così che capiscano quale angoscia si può provare”. Condivido pienamente anche questo tuo ultimo post. Pensavo di essere l’unico tanto matto da licenziarsi ormai 6 anni fa perché una mattina mi sono detto ”Questa non è la mia vita, al diavolo l’ufficio e al diavolo il mio capo”. Così ho messo su una ditta, una ditta mia. Sono ingegnere e facevo impianti fotovoltaici. Lavoravo tanto ma le soddisfazioni non mancavano. Poi politiche scellerate hanno affossato anche quel settore. Poi lo Stato, le tasse, i clienti che non c’erano più … insomma Puff ! fine del sogno. E ora? di nuovo disoccupato. Però leggere questi tuoi post e i commenti mi/ci fa capire che non siamo e non dobbiamo essere soli e isolati. Insomma abbiamo 30 anni. Quei bavosi che stanno nei Ministeri iper-pagati non hanno 30 anni e scommetto che pagherebbero tutto l’oro che hanno per tornare giovani. Forse dovremmo fare qualcosa insieme. Io sono delle Marche e ho una casa in campagna tra le colline in Prov. di Ancona in un bel posto con un po’ di terra attorno. Facciamoci venire qualche idea innovativa (una start-up). Penso che ognuno di noi porta dentro di sé un dono, una cosa che adora fare e che fa benissimo. Partiamo da lì. Ciao. Tommaso.

  5. adelita30 ha detto:

    Grazie, grazie a tutti per i commenti. Non mi aspettavo una così ampia partecipazione. 🙂
    Scusate per il ritardo nelle risposte, ma il lavoro di cui parlo in questo post mi sta fagocitando tutto il tempo libero
    L’unica soluzione è inventarselo il lavoro, come diceva Tommaso nel commento qui sopra e darsi una mano a vicenda.
    In questa società fatta di individualismo sfrenato, di cafonaggine, di pochi sempre più ricchi che cercano di smezzarsi quel che è rimasto credo ci sia un’alternativa: quella della solidarietà, della condivisione, dell’unione proficua di competenze diverse…
    Se sento tante storie di sconfitte e di solitudine, leggo anche di piccoli gruppi di giovani preparati che hanno deciso di riprendersi il loro futuro, di inventarsi qualcosa, di non arrendersi alla corrente impetuosa del “no way”.
    Quando leggo i vostri commenti mi si riaccende una grande speranza nel cuore.
    Il paese allora dimostra di non essere marcio fino in fondo…
    Avrei voglia di scrivere ad ognuno di voi e dirvi “cacchio, ma cosa facciamo ancora qui??, mettiamoci ad un tavolo e facciamo un brainstorming…verrà pure fuori qualcosa di concreto tra ingegneri, filosofi, linguisti, scrittori, esperti di marketing”…e magari lo faccio davvero… 🙂
    Grazie ancora

  6. dante paleari ha detto:

    sei un grande…bellissimo articolo….
    mi hai strappato un sorriso

    http://www.4minuti.it/news/editrice-europea-srl-disoccupazione-nuovo-record-storico-0078098.html

  7. Bommel ha detto:

    Sempre un bene comunque avere un lavoro anche se con tante problematiche. Le prospettive non sono rassicuranti, guardate

    http://www.4minuti.it/news/editrice-europea-srl-disoccupazione-nuovo-record-storico-0078098.html

  8. Umb ha detto:

    Sono capitato per caso su questo blog ieri, 17/04/2015, ad un anno esatto dal tuo ultimo post, che tanto ha il sapore dell’epitaffio.
    In questi 3 mesi e mezzo del 2015, ho lavorato… 0 giorni. E ieri sono crollato, sono scoppiato a piangere dopo l’ennesimo colloquio per un’azienda “seria” che si rivela l’ennesima truffa mascherata dei “porta a porta” per vendere contratti di luce e gas. E così sono finito per caso qui. Mi chiedo spesso se abbia toccato il fondo o se posso scavare ancora un po’… Se trovarsi con 20 euro – e basta – nel portafogli e chiedersi fin quanto si può tirare avanti lo sia, oppure trovarsi immobili sul pavimento della propria camera a pensare ad un piano b, una strategia d’uscita che non vedi da nessuna parte… Eppure, come dici tu, talvolta penso che l’opportunità della vita è ancora lì e devo aspettare solo che arrivi il mio momento, e versare lacrime, sudore e sangue sia, nella visione “romantica” di chi crede di potercela fare nella vita con le sue capacità e le sue forze, il prezzo da pagare per raggiungere i propri obiettivi.
    Sto attraversando un periodo difficile, ma lo scenario che tu prospetti in questo ultimo post che spero non sia l’ultimo, lo comprendo perfettamente.
    E per questo, grazie.

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